L’arte è importante!

Dadà La ricerca internazionale ha dimostrato, in più occasioni, che l’arte costituisce un aspetto essenziale nella formazione del bambino. Pedagogisti, filosofi e artisti hanno spesso sottolineato l’importanza dell’arte e della pratica artistica come strumento di crescita interiore del bambino. Maria Montessori, Bruno Munari, John Dewey, Loris Malaguzzi e molti altri ancora, si sono interrogati sul rapporto tra arte e bambino arrivando tutti, sebbene seguendo percorsi e approcci differenti, a conclusioni molto vicine tra loro: l’arte aiuta i bambini, sin dalla giovanissima età, ad accrescere le capacità di apprendimento, di consapevolezza di sé e quindi aiuta i più piccoli a cresce come individui.

L’arte supporta il bambino su diversi fronti: nella crescita cognitiva, sviluppando capacità di problem solving e abituando i più piccoli a una visione multipla, proprio grazie all’utilizzo dei materiali che stimolano la comprensione dei processi di produzione di un artefatto.

Lo sviluppo emotivo è garantito dalla possibilità di imparare e migliorare le proprie capacità comunicative, trovare forme di auto-rappresentazione anche in relazione ai sentimenti e agli stati d’animo più complessi da esprimere.

Nell’arte, inoltre, prevalgono le opinioni personali e non le metriche: questo aiuta il bambino alla formulazione di giudizi critici indispensabili per una corretta integrazione sociale e relazionale.

Da ultimo, la pratica artistica favorisce la coordinazione oculo-manuale e la motricità fine accrescendo nel bambino l’autostima in relazione alle proprie capacità di manipolare e controllare strumenti e oggetti.

Il concetto di arte e creatività, tuttavia, non può essere legato semplicemente all’eventualità di diventare un artista, piuttosto la pratica delle arti deve essere finalizzata alla scoperta del sé e delle proprie inclinazioniNon vogliamo creare artisti, ma individui migliori: con una spiccata capacità di osservazione, di immaginazione, consapevoli e in grado di trovare soluzioni originali in contesti complessi.

MatìPer questo ci auguriamo che la prima Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo e i cartoni animati di Matì e Dadà siano un primo momento di avvicinamento all’arte, con la speranza che musei, gallerie e istituzioni culturali possano continuare a offrire ai più piccoli la possibilità di esplorare la creatività nel senso più ampio del termine.

 

Come nasce un episodio de L’arte con Matì e Dadà.

Matì e Dadà al museo

Matì e Dadà al museo

Continuiamo il nostro ciclo di interviste ai protagonisti della creazione de L’Arte con Matì e Dadà, e lo facciamo oggi con le parole di Augusta Eniti, la direttrice dei contenuti della serie.

Ogni puntata de L’arte con Matì e Dadà si basa su una ricerca approfondita circa le tematiche, le tecniche e la poetica dei singoli artisti. Augusta, eseguita l’attività di analisi preparatoria, redige un documento ricco di informazioni, spunti iconografici, musicali e riflessioni teoriche sull’artista. Inoltre, integra la scheda con spunti e considerazioni frutto di una consolidata esperienza nel campo della didattica dell’arte.

Il documento preparato da Augusta sarà poi condiviso con sceneggiatori, disegnatori, animatori, musicisti e con tutte le figure tecniche e artistiche coinvolte nella realizzazione del cartoon. Ogni episodio de L’arte con Matì e Dadà si fonda quindi sul rigore dei contenuti e sulla qualità dell’approccio didattico.

Qual è il tuo percorso e come sei arrivata alla didattica dell’arte?

Alla didattica dell’arte sono arrivata grazie a Bruno Munari, che ho conosciuto nel 1994, quando è venuto a Pordenone. All’epoca facevo parte di un’associazione culturale che organizzava mostre d’arte e Munari era stato invitato a esporre una sua scultura all’interno di una collettiva d’arte contemporanea. Da allora mi sono interessata ai suoi progetti e laboratori di educazione artistica, frequentando anche diversi corsi organizzati dai suoi collaboratori.

Cosa ti ha spinto a sposare l’idea de L’arte con Matì e Dadà?

Il disegno animato non solo ha un forte impatto comunicativo sui più piccoli, ma offre delle possibilità straordinarie di “giocare” visivamente con le opere per spiegarne il linguaggio. In ogni episodio cerchiamo di utilizzare l’animazione come strumento di indagine e scoperta delle opere in modo tale che i bambini possano avvicinarsi alla poetica di un artista o all’osservazione degli elementi di un quadro grazie a un linguaggio semplice, immediato ma non scontato.

Qual è l’approccio che segui per preparare le schede sui pittori? 

Per ogni artista analizzo il contesto storico-artistico. Poi lavoro sugli elementi specifici che costituiscono la struttura dell’opera: i materiali, le tecniche, la descrizione dei temi, lo stile, il linguaggio, il significato delle immagini, tenendo presente il profilo artistico, culturale e umano dell’artista.

Nella nuova stagione di Matì e Dadà non si parla più solo di pittura, ma anche di scultura, fotografia e architettura. Quali sono le sfide che devi affrontare per avvicinare i più piccoli a linguaggi e mezzi espressivi così diversi?

In realtà la sfida è sempre la stessa: far comprendere in modo semplice aspetti complessi relativi ai diversi linguaggi. Si deve fare molta attenzione a non banalizzare; questo è, a mio avviso, anche il rischio di chi opera nella didattica dell’arte.

Parlando del tuo lavoro di didattica dell’arte coi bambini, qual è la loro predisposizione nei confronti dell’arte? Quali sono gli artisti o le tecniche che attirano maggiormente la loro curiosità?

Non credo che ci sia da parte dei bambini una “predisposizione” nei confronti dell’arte. In genere da parte loro c’è una grande apertura e curiosità, e normalmente amano fare, provare, sperimentare. Diciamo che non tentennano, sono radicali nel mettersi in gioco e quindi disponibili ad apprendere.

Perché i bambini dovrebbero visitare i musei e confrontarsi con l’arte?

Munari dice una cosa importante: “Non dire ai bambini cosa fare ma come fare“, introducendo quello che è lo specifico dell’arte nella sua portata educativa. Che cosa l’arte ci restituisce di così essenziale? Questo non vale solo per i bambini e ragazzi, ma anche per ciascuno di noi. Perché l’arte è imprescindibile dalla nostra quotidianità, dalla nostra esistenza, dal nostro fare quotidiano? Questa è una questione che oggi più che mai dovremmo porci. L’arte introduce la dimensione poetica del fare come condizione indispensabile dell’esperienza. C’è un aspetto formativo che sta sullo sfondo e che appartiene al nostro fare civile: l’arte rimanda al “modo” in cui noi facciamo o diciamo.

 

Augusta Eniti dopo la laurea in filosofia si è occupata a lungo di arte, architettura e design. È promotrice di eventi artistici e culturali. Dal 1997 si occupa di formazione nell’ambito dei beni e attività culturali, collaborando con Istituzioni ed associazioni sul territorio nazionale. Nel 2002 ha fondato Altreforme con Remigio Guadagnini, occupandosi di ricerca, progettazione e promozione di eventi. Collabora con insegnanti ed artisti sui temi della didattica dell’arte e della multimedialità. È direttrice della collana NewDada, curatrice del progetto Viaggi nella parola e si occupa dei progetti culturali di Altreforme. Attualmente è responsabile del servizio didattico dei Civici Musei di Udine.